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Dio tenero  1

Fin dalla prima volta (caro P. Di Fonzo) che ho udito una descrizione dell’evangelista S. Luca, che lo designava come “scriba mansuetudinis Christi”, mi sono sentito lieto.
Anche nella cosiddetta educazione seminaristica o fratesca, emergeva una severità legale, più degna di un Dio grande e severo, e anche vendicativo, in modo tale che si doveva star bene attenti davanti ai suoi comandi, intesi come legge. Ogni legge contiene una quota di vendetta: “È così, e guai se non obbedisci!”.

L’Antico Testamento, non nascondeva affatto la misericordia di Dio verso il suo popolo, ma solo verso il suo popolo, non verso gli Egiziani.
La grandezza e la potenza di Dio erano ricordate frequentemente, in particolare nella loro efficacia nella storia.
Anche per il cristiano Dio è grande. Basti ricordare che Egli ha creato cielo e terra, e tutto l’universo. Il che davvero non è poco.

Eppure per ammirare e per godere tutto l’amore dolce (di questo Dio sovrano e onnipotente) è dovuto nascere Gesù, il mite e mansueto Figlio del Padre. E Luca ha colto e sviluppato questo aspetto di Dio.
La cifra del Padre, come si è svelato in Gesù, è la sua misericordia. Il nome di Dio è misericordia, ci ricorda un libro di Kasper.
Il Padre verso di noi, suoi figli poveracci, non può non sfoderare tutta la sua tenerezza paterna. Forse l’Antico Testamento, quando ci mostra un Dio punitore, ci vuol mostrare che per aiutare le proprie creature, talvolta deve trattare duramente coloro che le insidiano.

29.07.19