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Attivi


    Due sono gli atteggiamenti delle persone, che si rivolgono o al confessore o allo psicologo: collaborare o voler che l’altro intervenga su un organismo passivo. Insomma suscitare energie personali, oppure essere passivi come ci ha abituato la pur nobile medicina tradizionale con l’uso dei
    farmaci chimici, miracolosi ma con alcune controindicazioni.

    E’ vero che la medicina ufficiale ormai ammette l’effetto placebo, come coadiuvante della guarigione. Però l’effetto placebo, pur essendo considerato coadiuvante, non offre una coadiuvazione positivamente collaborante e voluta, ma si attua a causa di un quasi inganno.

    Collaborare, in psicologia, è darsi da fare per uscire da una situazione di disagio, cominciando dal riconoscerla, dall’analizzarla, dal vedere come si è creata, o, meglio, come la stessa persona l’ha prodotta. Infatti i nostri mali, psichici, fisici e spirituali, vengono tutti da noi. C’è poi chi li favorisce (anche inconsapevolmente) e chi, accorgendosene, li affronta. Affrontarli non con la velleità di stroncarli, ma con la pazienza di elaborarli.
    Con la pazienza si salva la vita, dice il Vangelo.

    Quanti buoni propositi, anche durante le confessioni, tarlati dal vizio dell’impazienza! Anche i nostri vizi, alimentati con il tempo, spesso hanno bisogno di tempo per essere sradicati. L’importante è iniziare. L’importante è essere attivi, e iniziare ancora una volta, come suggeriva P. Kolbe.

    Gli altri non sono in grado di sostituirci nelle nostre scelte, né a questo sono destinati. Quando qualcuno si prefigge di sostituire un’altra persona, crea una doppia schiavitù: Per chi sostituisce e per chi è sostituito.

    Gesù, manda il suo Spirito non per sostituirci, ma per rinforzarci.

    GCM 31.07.13