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Accompagnare il creativo   


    Certamente chi studia e ripete le nozioni, non corre grandi rischi.
    
    Spesso quando si pronuncia, sa anche citare fedelmente (e ostentatamente?) la fonte. Questo tuttavia può avvenire anche per umiltà: citare la fonte quasi per assicurare che non tutta è farina del proprio sacco.
    
    Chi impara per creare è  esposto a molti rischi. Le novità di qualunque specie escono sempre timide e vergognose, fino a che non si    acquisti la certezza di ciò che si ha creato.

    Però la gioia di chi crea compensa il timore nel creare. Del resto, il Padre, costiituendoci suoi figli ci ha voluto creativi, sebbene umili creature creative. Forse fino a quando non ci si confronta con gli altri. Un bambino, quando crea i suoi scarabocchi è felice di mostrarli e attribiusce, glorioso, un significato allo scarabocchio. È felice per la propria produzione. Felicità distrutta dalle critiche dell'ambiente, dove c'è sempre qualcuno che taccia di bambinata la creazione del bambino, quando non straccia il foglio per evitare che altri si accorgano che il bambino non è proprio un bambino prodigio.

    E così quello che sarebbe potuto essere un accompagnare la gioia del bambino e, in essa, scorgere la gloria di Dio, diventa l'inizio della frustrazione, prodromo dell'inferno della depressione.

    Quanto è necessario per il creativo coltivare delle vere amicizie! Quelle che, prima di criticare i risultati della sua opera, riconoscano, apprezzino e stimino l'operatore e il suo operare. La critica è un mestiere di specialisti, il riconoscere l'operatore è privilegio degli amici, e voglia di lodare Dio nei cristiani.

    31.08.14