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Preghiera di domanda  

Riflettendo sulla lettera agli Efesini, sono arrivato alla preghiera di Paolo, dopo la sua esaltazione dell’opera di Dio nei cristiani (Ef 1, 15-16).
Paolo entra nella preghiera di domanda. Per i suoi cristiani egli prega “affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi doni uno spirito di sapienza e di rivelazione per conoscere lui”.

La preghiera mira ai beni connessi con la fede.

Lo spirito di sapienza, la “sofia”. Quella che sostiene la nostra capacità di vedere le realtà connesse con Dio. Paolo sa, per esperienza personale, che lo scoprire le cose riguardanti Dio, non è mai completo. Proprio le nuove intuizioni sul mistero della bontà di Dio, provoca la gioia, quella che ci sospinge quotidianamente, e ci dona forza per camminare. Come sono destinati alla tristezza profonda coloro che smettono di inoltrarsi nella “sofia” di Dio. Recano tristezza le frasi come “Ho già saputo tutto dal catechismo”. Addirittura hanno saputo tutto e mettono da parte il catechismo, e anche nei riguardi del catechismo avviene come di un testo scolastico: messo da parte, di esso si rammenta sì e no il colore della copertina.

Dio è nuovo ogni giorno: egli è eterno.

Con lo spirito di sapienza, Paolo chiede per i suoi anche lo spirito di rivelazione. Lo scoprire Dio, con tutto il nostro essere, segue la “sofia”. Perché la sapienza, aiutata dalla nostra buona volontà, è solo varcare la soglia. Entrati nel recinto del Padre, avviene la rivelazione, quella che è sempre dono dello Spirito. Difatti è “spirito” di rivelazione, è opera benevola dello Spirito.
Questo entrare nelle cose di Dio, è la continuazione del dono iniziale, è la vita secondo lo Spirito

23.08.15