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Lode conclusiva   

La chiusura della preghiera di Paolo (Ef 1, 22-23) è un rialzarsi verso la contemplazione della grandezza di Gesù.

Si legge in questa conclusione lo stesso movimento degli “Oremus – Preghiamo” nelle orazioni liturgiche. La fine della preghiera (purtroppo spesso pronunciata in fretta e senza pensarci), è creduta semplicemente una formula per sollecitare un “amen”, anche questo pronunciato come un mero modo di dire.

Quelle poche volte che ci soffermiamo a pregare fino alla fine del “Preghiamo” ci accorgiamo che la preghiera è una esaltazione di Gesù. Di lui riconosciamo la mediazione: “Per il…”. Questo “per” non è da intendere come scopo: “Ti preghiamo per il povero Cristo”. Il termine mantiene il sapore latino, che equivale a un “per mezzo, tramite”.

Poi si ricorda la grandezza di Gesù. Infatti è “Signore” ossia Dio: perciò vive e “regna” nella forza eterna (nei secoli dei secoli). Si tratta di una mediazione certissima, perché lui è “componente” di Dio.

Paolo dopo aver ricordato che Gesù è al di sopra di ogni potere, terreno e celeste, ritorna sul tema di Gesù, che deve “riconciliare tutte le cose, riportandole alla perfezione dell’inizio (anakefalein).
Dio lo “ha costituito al di sopra di tutto, essendo il capo della chiesa”. La chiesa è l’opera dello Spirito iniziata nel giorno della Pentecoste. Gesù ne è capo, poiché la chiesa è suo corpo.

Lui è la “pienezza”, il completamento, di tutte le cose. Senza Gesù il mondo è vuoto, con Gesù il mondo e gli uomini sono pieni, completi.

25.08.15