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Semplicemente santi

Perché rifuggire dal riconoscerci santi ?

Farsi santi ( come leggiamo in molti libretti di ascetica, o come scriveva il regolamento dei nostri primi anni di collegio, o inculcavano i nostri maestri di noviziato o le nostre catechiste che ci preparavano alla prima comunione) è una frase contraddittoria e perciò assurda.

La santità è opera di Dio, l’unico che santifica. L’uomo non può produrre la santità, non tanto perché spesso precipita nel peccato, ma sempre perché è una creatura limitata, mentre la santità è pienezza di Dio.

Correttamente rifuggiamo dalla santità, intesa come nostra opera. Scorrettamente sfuggiamo alla santità, che è dono di Dio. Chiamandoci e creandoci, Dio ci ha destinati alla santità e alla gloria, anche quando la nostra limitatezza non avverte la santità di Dio, presente dentro di noi.

Sfuggire alla nostra santità, è sfuggire a Dio il Santo in noi.

Tutta la nostra collaborazione consiste e si riduce all’accettare di essere santi e a trarre le conseguenze di amore, di convinzione e di azione. Paolo a proposito avvisa i cristiani di evitare azioni sconvenienti e perfino parole scurrili, perché “non si addicono ai santi, ossia perché santi siamo.

Le opere del santo, sono, consequenziariamente , le opere di un figlio santo di un padre santo.

Non quindi esagerazioni nelle penitenze, orazioni a non finire, opere straordinarie di altruismo, semplicemente vivere da figli, nella fiducia verso il Padre e nell’amore vero e semplice verso i santi, verso tutti i santi che sono con noi, come scrive Paolo.

14 luglio 2013