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Pessimismo e Vangelo

Tra i libri dell’Antico Testamento è inserito il libro di uno scrittore pessimista, che vede tutta la realtà vuota e inutile: il Qoelet.

Vi leggiamo: “C’è un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la pace e un tempo per la guerra”. Questa perla è anche proposta nella liturgia, per sapere che cosa pensavano gli antichi.

Poi arriva Gesù. Per lui esiste un solo tempo, nuovo: quello per amare e quello per la pace, che potrebbe verificarsi, se tutti seguissero Gesù. Egli stesso più di una volta corregge la Scrittura antica, dicendo: “Vi fu detto... ma io vi dico”. Gesù setaccia la Parola di Dio, lasciando passare, di essa, soltanto la farina buona, quella che è in armonia con  la sua persona profondamente segnata da Dio.

Mentre Gesù corregge molte parole dell’Antico Testamento, riguardo al proprio annuncio afferma invece: “Cieli e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. E timbra la validità delle sue parole con la Risurrezione.

Come mai, durante la liturgia, dopo la lettura del Qoelet si dichiara “Parola di Dio”? Dio vuole l’odio e la guerra? Oppure, nell’attesa dell’Incarnazione, Dio si adeguava agli errori della mentalità ebraica? O, invece, erano gli uomini a rivestire delle proprie passioni, non purgate, le stesse parole di Dio?

Questa domanda ci richiama un aneddoto del Vangelo. Gesù chiede agli Apostoli: “Che cosa dice la gente che io sono?” Le risposte sono date in base alla mentalità della gente: il Battista, Elia, ecc. Ma Gesù finalmente svela sia l’autentica sua persona, sia l’inconsistenza delle ipotesi umane.

GCM 29.09.12