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L’aiuto

La vocazione umana è la stessa vocazione di Gesù e del Padre: aiutare.

Siamo creati limitati, perché proprio creature. Il Creatore ha creato l’uomo. Quando questi si pensa Dio, onnipotente ed eterno (secondo le illusioni di ogni Adamo e di una certa medicina), allora diventa l’orgoglioso, “l’uomo che si fa da sé”, lo stupido pretenzioso.

Poiché limitati, noi tutti abbisogniamo di aiuto. L’aiuto del contadino o del commerciante, del medico o dello psicologo. Dio non ci ha creati limitati completamente, perché una parte di noi è destinata ad aiutare. Aiutare noi stessi ed aiutare gli altri. L’aiuto reciproco: come visse e operò Gesù, il quale non solamente aiutava se stesso nella preghiera, e aiutava gli altri con parole ed azioni, ma anche chiedeva l’aiuto degli apostoli, di Betania, degli ascoltatori.

Chi lo ascoltava lo aiutava a sentirsi utile, e perciò obbediente al Padre.

Siamo costruiti per essere aiutati e per aiutare. L’aiutare, in qualsiasi maniera, ci fa incontrare lo stesso Padre che incontriamo nella preghiera: quello che facciamo al più piccolo, lo facciamo a Lui.

Aiutare nel conforto fisico (“Avevo fame”) e psichico (“Mi avete visitato”).

L’aiuto della e nella comunità, che fa l’Eucarestia e si fa Eucarestia. L’aiuto nel mondo e del mondo (ascolto e assolvo, e ciò mi fa vivere).

Quando l’aiuto non è reciproco (proprio in una forma eletta di “do ut des”) una delle parti si fa egoista e proprio così perde la vera ricettività dell’aiuto. Talvolta anche un “grazie” sincero può creare la reciprocità.

GCM  30.08.10