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N1  Il povero ottimista

Vorrei preparare il Natale, considerando Gesù sotto l’aspetto dell’ottimismo. Gesù è sguaiatamente ottimista, perfino sulla Croce. A Dio consegna il suo spirito, perché sa che la propria morte è un ritorno al Padre. Gesù è ottimista anche per il collega crocifisso: “Oggi sarai con me nel Paradiso!”. Oggi, subito, perchè la nostra gioia, dopo morte, non può tardare.

La gioia e l’ottimismo non si improvvisano. Per essere ottimisti in morte, nel momento più drammatico, è necessario passare la vita nel “pensare positivo”. E del suo pensare positivo sono espressione le beatitudini, come leggiamo nel Vangelo di Matteo.

Lì troviamo le parole di Gesù: “Beati i poveri”. E subito dopo, ecco l’ottimismo: “perché di essi è il regno dei cieli”. Gesù sa leggere la povertà, però da un altro lato. La povertà lucente di eternità.

Noi guardiamo il Presepio, e a uno sguardo da superficiali, vi leggiamo la povertà di mezzi. Profugo e accolto alla meno peggio in un ambiente di disobbligo. Sì. Con il tempo  lui imparerà da Maria e da Giuseppe l’ottimismo, che circondava la sua nascita. Angeli, pastori, Magi. Ma soprattutto, come avverte S: Paolo, trova salvifico e umano quel farsi povero, svestendosi della gloria, per poter colloquiare con gli uomini.

È svestito di divinità, perché solo così si sente a casa propria nel parlare con Maria e con Giuseppe, e nel intrecciare contatti con le persone. Con Pietro, con Maria Marta e Lazzaro, con i piccoli che apprendono la parola di Dio, la povertà per farsi capire dai poveri. Da noi poveri di virtù, di intelligenza, di pazienza, di tutto...

Il suo primo contatto con la povertà è il ventre di Maria; poi succede la nascita di profugo. Eppure egli fin da neonato entra in quell’atmosfera che vede nella povertà la beatitudine.

29.11.12