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Intimi

03.05.12

Gesù salì su una "alta montagna" - come annota S. Marco. Si fece accompagnare dai tre discepoli più intimi: Pietro, Giacomo e Giovanni. Pietro, l'eletto. Giovanni, quello che Gesù amava. E Giacomo: quale Giacomo, forse il parente (fratello) di Gesù? Tre più confidenti e anche " sicuri". Sicuri perchè ad essi impose il silenzio "fino a che lui non fosse risorto dai morti". Dunque, tre intimi e fidati.

Entrare nell'intimità di Gesù e fidarsi di lui e di noi, sono condizioni per entrare nella rivelazione, che Gesù fa di se stesso. Quanto più viviamo Gesù nostro e noi davvero suoi, tanto più ci inoltriamo in quella familiarità, nella quale lui si trova immerso nella sua profondità: nella divinità personale, che è divinità trinitaria.

E che cosa vediamo grazie a questa familiarità? Come i tre apostoli, vediamo Gesù superare i limiti del suo essere soltanto uomo. Egli diventa splendente. Lo splendore della sua persona trapassa la sua pelle e trasforma anche  i suoi abiti. La divinità non invade soltanto la sua mente e il suo sentire, ma investe anche gli abiti dello splendore divino. Se così le sue vesti, immaginiamo il suo sentire, il suo parlare. Egli, luminoso, travalica anche il meccanismo del tempo, e si trova in colloquio con l'antico Elia, e con il più recente Mosè.

Questo travalicare il tempo, lo trasmette anche i tre, che si trovano presenti al colloquio tra Gesù, Mosè ed Elia.
Inoltre questa intimità supera ogni possibile confine: il Padre è presente per Gesù stesso, per descrivere la grandezza, e i tre lo odono.

Quando Gesù ci invita all'intimità con lui (Eucarestia?), lasciamoci carpire, e ci troviamo con l'infinito. Il Padre.

GCM 18.02.12